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La fine dell'Avanguardia di Cesare Brandi |
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Arte -
Pubblicazioni
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Scritto da Giuseppe Di Bella
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Mercoledì 17 Marzo 2010 00:00 |
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Questo testo edito per la prima volta nel 1949, è un esempio di potenza corrosiva critica, anche in controtendenza non solo rispetto al suo tempo storico, ma paradossalmente anche rispetto a noi, che dovremmo aver superato certe resistenze morali o estetiche nei confronti del costume oltre che del mondo artistico.
Cesare Brandi autore dalla grandissima cultura non solo umanistica, parla di uno di quei fenomeni che hanno sempre creato dibattiti accesi nel mondo degli addetti ai lavori di tutti i tempi e sviluppa un tema che dall’inizio a quella che sembrerebbe essere la trasformazione del Postmoderno, rappresenta un punto cruciale: La fine dell’avanguardia.
L’attacco frontale a determinate formule di massa della nostra cultura, come il riferimento a moduli spettacolari dell’arte che tendono a convogliare ogni forma di intrattenimento organizzato, è una ammonizione non poco inqueitante. Anche per noi. Il cinema per esempio come le manifestazioni sportive vengono presi di mira e demoliti criticamente, con severità e rigore teorici. Il cinema perfino indegno detta dell’autore di essere considerato forma di arte autonoma. E così passando per la letteratura, l’alienazione, i vari pamphlet argomentativi scorrono scorrettamente, scartando di continuo la comune visione omnicomprensiva e bonaria del dialogo contemporaneo. Si nota soprattutto come la preganza e la retorica di spessore si contrappongono in maniera assoluta senza essun tipo di mediazione timida o reticenza politica. Un testo da rileggere non per accettarne il carattere dogmatico, ma per scoprirne la specularità diacronica sempre vitale. Cesare Brandi - La fine dell'Avanguardia - Quodlibet, 2008 - pagg.194 € 16,00 
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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Agosto 2010 16:55 |