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Notiziario Culturale - Letteratura
Recensioni di Narrativa e Poesia
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Scritto da Vincenzo Aiello
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Lunedì 02 Aprile 2012 08:57 |
 Leggevo in questi giorni Galeotto fu il collier (pagg. 394, euro 17.60; Garzanti) del medico-narratore di Bellano, Andrea Vitali. Non avevo mai scritto nulla su di lui, perché ho l'abitudine di farmi un'idea seria di un autore prima di parlarne, soprattutto di uno scrittore dell'importanza di Vitali. Considero quest'ultimo il Camilleri del Nord, erede di quella tradizione che da Manzoni - attraverso Piero Chiara - arriva a noi lettori. L'autore ambientando quasi tutte le sue storie nei suoi microcosmi lacustri ed in un Ventennio tragicomico, sembra quasi darci un saggio di come siamo fatti noi italiani, paesani e l'uno contro gli altri armati: soprattutto nei torbidi pensieri. Insomma - per restare nella similitudine - Bellano e le località del lato orientale del Lago di Como stanno al Nord come Vigata et similia stanno al Sud similgirgentino di Camilleri. Poi - e non è poco - c'è quel discorso sulla lingua con verbi tipo magonava, zufolava et altera che danno la misura nella distensiva ed intrattenitiva narrazione di Vitali del discorso sulla invenzione della lingua che l'autore porta avanti. Insomma intrattenimento narrativo, lingua, ed il così è se vi pare del leopardiano discorso sui costumi degli italiani. Vi sembra poco? Andrea Vitali - Galeotto fu il collier - Garzanti, 2012 - pagg. 394 - € 17.60

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Scritto da Gino Fienga
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Giovedì 29 Marzo 2012 07:07 |
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Se fosse stato per la piacioneria di Faziofabio, o per il su patetico modo di affrontare 'certi argomenti', non avrei mai letto il libro. Ma simpatizzo per Massimo Gramellini e per il suo onesto sarcasmo, per cui ho ceduto alla tentazione pubblicitaria di Che tempo che fa più per capire se l'uomo e lo scrittore si sarebbero davvero incontrati fra le pagine e le parole, che per scoprire se la storia sarebbe andata a finire come temevo. Devo dire che era tempo che non riuscivo a leggere con entusiasmo e 'trasporto' un libro fino alla fine. Gramellini parla di se' e di un dolore, tenuto nascosto per anni, con delicata autoironia che a tratti riesce però a sfociare in una severa - e forse catartica - autodenuncia, di una colpa che non è solo sua personale, ma che appartiene un po' a tutti noi: quella di voltare le spalle a ciò che ci fa male, per non vedere e non soffrire. Rinuncia vana - per l'autore come per tutti. Arriva sempre il tempo dei conti con la realtà e con il passato; ma spesso è un appuntamento a cui ci troviamo impreparati. [...] L'intuizione ci rivela di continuo chi siamo. Ma restiamo insensibili alla voce degli dei, coprendola con il ticchettio dei pensieri e il frastuono delle emozioni. Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perchè altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. [...]
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Scritto da Vincenzo Aiello
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Mercoledì 28 Marzo 2012 06:29 |
 "Amo Napoli perché mi ricorda New York... Come New York è sporca e cade a pezzi, ma nonostante tutto la gente è felice...". Inizia con una frase di Andy Warhol Buona fine e... buon principio (pagg. 96, euro 10; Centoautori), il nuovo libro, della collana Narratopoli, del napoletano Tonino Scala che lascia il suo registro di saggista delle storie camorristiche e si ripresta al linguaggio romanzesco. Un viaggio nella sua Napoli, nelle sue storie che si districano nel 31 dicembre napoletano. Il giorno in cui tutto dovrà cambiare, il giorno in cui un popolo spera, poi arriva il primo, il principio e... "buona fine e buon principio". Il 38enne Scala usa le poche ore che separano l’attesa del nuovo anno dal 1 gennaio per delineare caratteri e le storie di tanti cittadini napoletani. E’ in questo sussulto invernale, secondo l’autore, la cifra segreta del napoletano che come ci dice Nino D’Angelo “nun è sempe allero, nun le baste 'o sole, tene troppe penziere. Dint' 'a chesta gara parte sempe areto, corre tutt' 'a vita e 'o traguardo è 'na barriera". Romilda, la signora Clementina, Vico Scusciella al Cognuolo come Castellammare di Stabia, Scala collaziona tanti lacerti di realtà vissuta disegnando la vera anima di Napoli che è a macchia di leopardo. Come sa chiunque si sia fatto un giro per il Rione Sirignano. Una città madre e matrigna, in alcuni casi, ma sempre la stessa. Un orologio scandisce il tempo, è una voce, un segno inconfutabile della vita che scorre e fa rintoccare i suoi attimi, momenti della storia di un popolo verace, sanguigno col suo linguaggio forte, incisivo, immediato, talvolta rassegnato e fatalista, talvolta fortemente combattivo. È la Napoli dell'entusiasmo e della sofferenza, della gioia e della disperazione, che Scala porta nella sua anima, come se nelle sue stesse viscere ci fossero scolpiti mare e sole, pioggia e neve, casupole, palazzi e voci, dramma ed umorismo ed anche tanta commuovente malinconia. Domani l'alba ritornerà e ogni volta si scoprirà qualcosa in più. Sembrano quelli di ieri, ma non lo sono, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. "Buona fine e... buon principio" sarà presentato in anteprima a Berlino (Germania) il 17 di aprile alle ore 19.30 presso la libreria Mondolibro c/o a Livraria - Torstr. 159 - 10115 Berlin. L’autore infatti per una storia di emigrazione familiare napoletana è nato a Krefeld in Germania. Tonino Scala - Buona fine e... buon principio - pagg. 96 - Centoautori 2012 - € 10,00
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Scritto da Vincenzo Aiello
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Domenica 25 Marzo 2012 09:46 |
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Ritorna il nostro migliore scrittore di thriller, il romano Massimo Lugli, già finalista allo Strega 2009 con L’istinto del lupo, che con il suo ultimo Il guardiano (pagg. 316, euro 9.90; Newton Compton) fa irrompere di nuova sulla scena narrativa il bel personaggio del nerista Marco Corvino, re degli scoop di un quotidiano nazionale che si tiene in vita con il lavoro, visto che la sua vita privata con l’ex moglie France ed il figlio Paolo, non decolla da una malinconia depressiva. C’è qualcuno che va decurtando arti e testa umane. La questurina Lucrezia Maloni ed il Pm Rosetta Sanna seguono la pista di un serial-killer francese Lasalle. Ma Corvino pur stando al gioco della notizia ha fiutato altro, mentre intermezzi metaletterari narrano di una setta dalla mente immobile, governata da un Sensei privo di passioni. Al di là della storia avvincente e ben nascosta nei link finali, Lugli convince con la sua lingua secca, con un aggettivazione minima ma saporosa e con quelle descrizioni di ambienti giornalistici, temperie quotidiane di coppia, e vita reale.
Massimo Lugli - Il Guardiano - pagg. 316 - Newton Compton, 2012 - € 9,90
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Scritto da Vincenzo Aiello
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Giovedì 22 Marzo 2012 07:40 |
 Sempre di più il fumetto si pone come linguaggio preferenziale per dare una mano alla memoria. E’ il caso della graphic novel Claus Von Stauffenberg, un uomo contro Hitler (pagg. 104, euro 13; Fusta editore) dell’artista e docente Cinzia Cannavale che ci ricorda la scelta libera tra colpa e responsabilità che il pluridecorato colonnello tedesco Claus Von Stauffenberg fece il 20 luglio del 1944 quando guidò il fallito attentato ad Hitler. Toccante la lettera del figlio di Stauffeberg, Franz Ludwig, che viene riportata in esergo alla narrazione a fumetti, dove cerca di delineare la scelta di farsi prossimi di Claus e degli altri congiurati. Poi spazio alla letteratura per immagini della Cannavale che disegna uno Stauffenberg simile al Dylan Dog di Claudio Villa nella sua crescita, carriera, fine. Non ci sono vere e proprie strips – tipo un sogno allucinato di Andrea Pazienza – ma le didascalie ricordano il grande Berardi di Ken Parker. Un libro da leggere in una logica sinestetica. Cinzia Cannavale, Claus Von Stauffenberg, un uomo contro Hitler - pagg. 104 - Fusta Editore - € 13,00 
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