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I film, i fratelli e la vita di Carlo Ludovico Bragaglia PDF Stampa E-mail
Letteratura - Recensioni
Scritto da Gino Fienga   
Giovedì 24 Settembre 2009 18:29

I ricordi personali del nipote Leonardo si mescolano garbatamente ai fatti 'ufficiali' della vita e del lavoro del colto e raffinato regista e autore, in un prezioso volumetto edito dai tipi della Paolo Emilio Persiani Editore (92 pagine, € 14,90) che ne celebra il decennale della scomparsa.

Il libro ripercorre attentamente la biografia di Carlo Ludovico Bragaglia, fin dalla sua nascita, ricostruendo con dovizia di particolari il tessuto familiare e il contesto socio-culturale in cui si viene formando la sua personalità e il suo talento.

Il padre direttore amministrativo della Cines, prima grande 'ditta' cinematografica romana; i fratelli: Anton Giulio, artista poliedrico ed intellettuale dai larghissimi interessi (teorico fra l'altro del 'fotodinamismo futurista'); Alberto, 'il filosofo' anarchico; e Arturo, famoso fotografo e attore.

Carlo Ludovico si avvicina prestissimo al teatro e alla fotografia realizzando in giovanissima età numerosi ritratti di dive del cinema muto.
Già nel 1930 collabora alla ripresa di alcune interpretazioni di Petrolini e tre anni dopo, anche grazie ad Emilio Cecchi che ne aveva compreso il valore, arriva il primo film: O la borsa o la vita che riscosse subito uno strepitoso successo. Cominciano poco dopo ad arrivare anche i successi di 'cassetta' delle prime commedie 'commerciali' con De Sica e la collaborazione con interpreti quali Ruggero Ruggeri Gino Cervi.

Sebbene il suo 'sogno' fosse il cinema d'arte si lasciò ben presto impossessare dalla generosa 'corruzione' del cinema commerciale, sebbene sempre circondato da attori di teatro di un certo livello: lui stesso si definisce 'un artigiano del cinema' che 'confeziona pellicole per la delizia degli spettatori, [...] niente di più'. Nasce da qui la lunga collaborazione con Totò, e il 'maestro dei telefoni bianchi'.

Del '42 sono i primi due film con Vittorio De Sica e nello stesso anno la collaborazione con i fratelli De Filippo di cui ci rimane Casanova farebbe così con Peppino e Non ti pago! con Eduardo.

In piena Seconda Guerra Mondiale scrive per Anna Magnani La vita è bella il suo venticinquesimo film: un successo clamoroso.

Dopo i difficili momenti dell'ultimo periodo della guerra (Bragaglia era accusato di filo-ebraismo e non aveva voluto seguire i cineasti che si erano trasferiti a Salò) ricomincia il lavoro a pieno ritmo fino al ritorno con Totò nella parodia di Pépé le Moko (celebre film francese con Jean Gabin). Il comico napoletano ne crea un personaggio assolutamente originale e sebbene Bragaglia non fosse soddisfatto di questa esautorazione della regia il successo del film rinnovò la collaborazione fra i due con 47: il morto che parla e Totò cerca moglie. Seguirono altri quattro pellicole fino alla rottura per ragioni del tutto 'private'.

Dopo un periodo di alti e bassi, dovuto anche ad una certa stanchezza del cinema italiano nei confronti del genere dei telefoni bianchi, sulla soglia dei settant'anni cerca di tornare al genere comico riunendo per la prima volta Fabrizi, Peppino De Filippo, Macario e Nino Taranto che, come e forse più di Totò presero il sopravvento sulla regia de I quattro monaci e I quattro moschettieri. In conseguenza di ciò Bragaglia decide di ritirarsi nella sua villa di Capri dove si dedica, fino alla fine dei suoi giorni, alla poesia, continuando a sognare il film che avrebbe sempre desiderato girare sulla libertà individuale dell'arte.

Appassionati e interessanti sono gli interventi e i ricordi personali del nipote Leonardo Bragaglia che con lo zio regista ha avuto un rapporto talvolta conflittuale ma per lo più di stima, collaborazione e affetto. Leonardo ne parla sempre con ammirazione, ma non manca di criticare in maniera sempre oggettiva e lucida la carriera e i film di Carlo Ludovico, dipingendo un quadro inedito e preciso dei rapporti fra il regista, la famiglia, gli attori e il mondo cinematografico, ma soprattutto assolvendolo, finalmente, dal ruolo 'riduttivo' di 'regista di Totò', consacrandolo una volta per tutte fra i grandi maestri del nostro cinema.

Leonardo Bragaglia - Carlo Ludovico Bragaglia. I suoi film, i suoi fratelli, la sua vita. 
Persiani Editore, Bologna 2009 - € 14,90
 
 
 

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