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Dico spesso a chi arriva con il sogno di diventare uno scrittore e il primo manoscritto sotto il braccio, di cestinarlo e di ri-cominciare a scrivere il secondo: il primo romanzo non dovrebbe essere mai fatto leggere a nessuno; è un esperimento privato e tale deve rimanere. Ma a volte l'autore, spinto dalla sua estroversia, dalla voglia di comunicare e spesso dai consigli sbagliati di chi non sa o non vuole dirgli no, non riesce a resistere alla tentazione della pubblicazione, ed eccolo lì: quello che doveva rimanere chiuso per sempre in un cassetto segreto, finisce sugli scaffali dei supermercati del libro, alla mercé di tutti. Non bastano le buone intenzioni e il sentirsi pieni di cose urgenti da dire per scrivere un buon romanzo. Ci vogliono frequentazione e fallimenti, tentativi e ripensamenti, migliaia di parole buttate via, prima di riuscire a mettere insieme qualcosa che davvero valga la pena di essere pubblicato.
Dalle scatole dei traslochi di Elena Attala Perazzini non viene fuori niente di più della solita carrellata di personaggi suburbani più o meno strampalati che si impigliano nelle solite vere banalità o banali verità che tutti conosciamo: la solitudine nella molitudine, la ricerca di se stessi, la corsa, la frenesia, l'individualismo, il business, e tutto quello che occorre a mettere insieme in maniera un po' ingenua il quadretto delle solite vite nella solita Grande Mela. Il tutto con uno stile altalenante (e fra una quantità di refusi, troppi!) alla ricerca di un'originalità che a tratti potrebbe intravedersi, ma che l'autrice non riesce mai a raggiungere davvero. Le storie, i personaggi, le questioni più o meno morali si intrecciano malamente fra di loro; solo a volte intervallate dai brevi flussi di coscienza dell'io narrante, che però manca del coraggio di andare più a fondo in se stesso, lasciando il lettore fulminato dalla voglia di un approfondimento che non arriva, di un'introspezione che fatica a ritagliarsi il suo spazio e rimane superficiale e vago come tutto quello che vorrebbe e/o dovrebbe essere lo sfondo di questa storia, e che non trova una sua precisa collocazione: un po' di Giuliani, un po' di Bush, un po' di Wall Street in recessione e un po' di Torri Gemelle che alla fine crollano come la stessa trama che non le sostiene. Un romanzo che contiene in se cento romanzi in potenza, ma in cui nessuno di essi esplode veramente, ma che anzi implodono tutti insieme in patetico finale alla Titanic in cui tutti si ritrovano nel 'salone delle feste' come se niente fosse successo in un tentativo di coralità felliniana senza spessore. Speriamo che questo sia solo un 'incidente di percorso' e nel prossimo più meditato romanzo Elena Attala Perazzini riesca con coraggio a lasciare davvero che l'aquilone delle sue passioni prenda a volare, ma più verso se stessa e più lontano possibile da ciò che tutti già conosciamo e già abbiamo visto e sentito. Elena Attala Perazzini, Tre stop a New York, Barbera Editore, 2009 - € 16,50 
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